Geopop
Divulgazione scientifica con format seriali, dove il video comanda sul testo.
- Cliente
- Ciaopeople
- Anno
- 2021–2025
- Ruolo
- UI design, format seriali
Fonte: Comunicato di lancio di geopop.it, ottobre 2021, e dati di progetto pubblicati a marzo 2024. I follower sono del progetto editoriale nel suo complesso, non del sito.
Il problema
Geopop nasce nel 2018 come progetto social del geologo Andrea Moccia e, nel 2021, entra a far parte di Ciaopeople. Nell’ottobre dello stesso anno diventa anche un magazine digitale: geopop.it.
Il punto di partenza era diverso da quello delle altre testate del gruppo. In genere, un sito editoriale nasce dagli articoli e integra il video in un secondo momento. Geopop, invece, aveva già costruito il proprio pubblico attraverso i video, su piattaforme esterne che ne determinavano formato, ritmo e modalità di fruizione.
Il sito doveva quindi accogliere quel pubblico senza chiedergli di cambiare abitudini. Allo stesso tempo, doveva offrire al gruppo uno spazio proprietario, in cui i contenuti potessero essere organizzati e indicizzati, invece di rimanere confinati nei feed delle piattaforme social.
C’era poi una seconda differenza sostanziale: la durata dei contenuti. Una news si consuma nell’arco di una giornata; un contenuto divulgativo, invece, può rimanere rilevante per anni. Una puntata sui vulcani, per esempio, non perde necessariamente valore dopo la pubblicazione.
Una home page progettata per l’ultima ora avrebbe quindi trattato male contenuti di questo tipo. Allo stesso modo, un archivio pensato per l’attualità avrebbe rischiato di nascondere proprio quei contenuti destinati a continuare a circolare nel tempo.
I vincoli
Il verticale doveva essere sviluppato rapidamente. Era una delle situazioni per cui era stato creato il sistema condiviso: se la struttura della lettura è già definita, il progetto può concentrarsi sull’identità e ridurre sensibilmente i tempi di progettazione.
Il sito doveva inoltre tenere insieme sette categorie tematiche:
- Pianeta Terra.
- Energia.
- Materiali.
- Vulcani.
- Terremoti.
- Geopolitica.
- Spazio.
La sfida era organizzarle senza trasformare il magazine in un semplice indice di argomenti.
Cosa ho fatto
Geopop ha adottato dal sistema condiviso la griglia, la scala tipografica e la gerarchia degli articoli. Tutto il resto è stato progettato per costruire un’identità autonoma: il giallo su fondo nero, la tipografia, il trattamento delle immagini e dei fermi immagine estratti dai video.
Ho poi lavorato sull’aspetto che il sistema non poteva prevedere: il format seriale.
Geopop non pubblica soltanto articoli indipendenti, ma costruisce serie riconoscibili, ciascuna con un proprio nome e una propria identità editoriale: Figo! Non lo sapevo, RifUtile, GeopolitiX e Yes, we Mars.
Ogni puntata deve comunicare tre informazioni:
- A quale serie appartiene.
- In quale punto del percorso ci si trova.
- Quale sarà il contenuto successivo.
Il problema era rendere queste informazioni immediatamente comprensibili senza sottrarre spazio o attenzione al video, che rimane il motivo principale per cui l’utente è arrivato sul sito.
La sezione Scuola presentava una criticità specifica. È l’unica area in cui il lettore non arriva principalmente per curiosità, ma perché deve studiare. Di conseguenza, cambiano sia le aspettative sia il modo di leggere: servono contenuti più facilmente consultabili, orientati alla ricerca delle informazioni e alla comprensione rapida.
Missione Cultura
Missione Cultura è il progetto più distante dal resto del magazine. Qui non si tratta soltanto di progettare la lettura di un contenuto, ma di favorire l’adesione a un’idea.
Non è un paywall. Chi si abbona diventa Mecenate e contribuisce a finanziare progetti culturali — un varietà, un documentario, un festival o un tour nelle scuole — che, una volta realizzati, rimangono accessibili a tutti, anche a chi non ha contribuito economicamente.
Il pubblico, quindi, non paga per ottenere un accesso esclusivo. Paga perché un progetto possa esistere.
Questa logica cambia completamente il modo di progettare la pagina. Un paywall tradizionale si basa su una leva precisa e familiare: la paura di perdere qualcosa. In questo caso, quella leva non esiste e non può essere imitata. Promettere un accesso esclusivo sarebbe scorretto e verrebbe smentito non appena il progetto fosse pubblicato.
La pagina deve quindi concentrarsi sul progetto:
- Cosa si sta costruendo.
- A che punto è il percorso.
- Chi lo sta già sostenendo.
- Quali obiettivi sono già stati raggiunti.
- Cosa verrà realizzato in seguito.
Da questa impostazione derivano tre decisioni principali.
Il contatore in chiaro
Il numero delle persone già coinvolte svolge una doppia funzione: rappresenta una prova sociale e, allo stesso tempo, mostra l’avanzamento della campagna.
Per questo viene comunicato attraverso un numero preciso, non attraverso una percentuale. La percentuale tende a nascondere la scala; in questo caso, invece, è proprio la scala a rendere concreto il progetto.
Gli obiettivi raggiunti
Gli obiettivi già completati rimangono visibili insieme a quelli ancora da raggiungere. A prima vista potrebbe sembrare uno spreco di spazio: sono traguardi già superati e non consentono di sbloccare ulteriori contenuti.
In realtà, rispondono alla domanda più importante per chi arriva per la prima volta: questo meccanismo ha già prodotto qualcosa?
Mostrare ciò che è stato realizzato rende il sistema credibile e dimostra che il contributo del pubblico ha già generato risultati concreti.
I vantaggi personali
I vantaggi individuali — il magazine senza pubblicità, i podcast e gli incontri — sono presenti nella pagina, ma vengono dopo il progetto.
Sono benefici reali, ma non rappresentano il motivo principale per cui l’utente dovrebbe aprire la pagina. Se fossero messi in primo piano, l’abbonamento verrebbe percepito come un’offerta qualunque e finirebbe per essere confrontato con servizi come Netflix.
Il risultato
Il magazine è stato lanciato nell’ottobre 2021, con tempi di progettazione e sviluppo ridotti rispetto a un prodotto costruito interamente da zero. Il nuovo verticale è stato inoltre integrato senza richiedere modifiche alle testate già attive.